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La notizia¹ non è proprio recente, ma – per un motivo o per un altro – è sempre attuale, e vale la pena di perderci due minuti per rifletterci sopra.
Tutti sanno che in alcuni paesi del mondo la parola “libertà” ha un altro significato, sia che si tratti di libertà di parola, sia che si tratti di libertà nelle scelte politiche, di libertà di espressione, ecc…

wikipedia


È proprio della libertà di espressione che si sta dibattendo da parecchi anni: dai primi di Novembre, infatti, Pechino parla di bloccare nuovamente Wikipedia (era già stato oscurato lo scorso ottobre). Tra le continue notizie che arrivano a proposito di questo pare che le più attendibili siano quelle che affermano un passo indietro del governo (per fortuna!). E se le voci sono confuse e discordi, chiare e lampanti sono invece le motivazioni per cui si vorrebbe vietare l’accesso alla nota enciclopedia: in alcuni articoli erano stati fatti riferimenti espliciti ai fatti di piazza Tienanmen del 1989.

Ma se a Pechino le cose sembrano andare storte, a Teheran le cose *vanno* storte. Anzi, stortissime. Per i navigatori iraniani, infatti, l’accesso a siti quali Amazon, YouTube, la stessa Wikipedia (in qualsiasi lingua), il New York Times, e Imdb (il database cinematografico più grande del mondo). E pare che non abbia nessuna intenzione di ricredersi sulle decisioni prese. Il motivo? Il presidente Ahmadinejad ha paura che il suo popolo subisca un’eccessiva occidentalizzazione. No comment.
Giusto per completezza di informazione, altre nazioni che “vagliano” i siti web che le persone possono/non possono vedere sono: Arabia Saudita, Bielorussia, Birmania, Cina, Corea del Nord, Cuba, Uzbekistan, Siria, Tunisia, Turkmenistan, Vietnam.

1. Tra le varie fonti: Campus, Febbraio.
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