Do you plan to manoeuvre it?!
[Guida] Guida di base a Linux – Parte 1
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Come promesso (a qualche giorno di distanza) ecco la guida all’utilizzo *base* di Linux. Con base intendo le applicazioni proprie del sistema operativo (e magari qualcosina in più).
Note prima di partire
Per semplicità supporremo di aver effettuato un’installazione chiamando l’utente “ugo”.
Ci sono alcune semplici regole da tener presente per evitare il verificarsi di errori in Linux:
- Linux è case sensitive: vuol dire che se abbiamo tre files/cartelle chiamati Ugo ugo UGO sono tre files diversi.
- Le estensioni sono superflue: linux controlla quanto scritto nell’header del file per determinare di che tipo si tratti (vd. § terminale, comando file)
- Ognuno è responsabile dei suoi files: c’è un sistema di permessi e di ownership che attribuisono *ad ogni file* diverse caratteristiche.
Bene, detto questo, proseguiamo.
Il desktop
A seconda che abbiate installato GNOME o KDE il desktop si presenterà in maniera diversa. Ad ogni modo le ultime versioni di Ubuntu (quelle, per intenderci, descritte nella guida “Ma si, installiamo Linux!“) sono diventate così intuitive da essere, alle volte, addirittura più semplici da utilizzare rispetto ad altri sistemi concorrenti. In GNOME si accede a (quasi) tutte le impostazioni tramite il menu “Preferenze” (o tramite il Centro di Controllo, a seconda), in KDE ci sono parecchi modi (comunque trovate tutto quanto vi possa servire nel menu principale).
Di norma, in Ubuntu e derivate, le altre partizioni e gli altri dischi vengono automaticamente montati e visualizzati sul desktop. Ogni volta che inserirete una chiavetta usb, ad, esempio, verrà visualizzata sul desktop (già che ci sono ricordo che per poter estrarre i supporti rimovibili senza perdita di dati basta un click con il destro sull’icona e scegliere “Eject/Espelli”).
Gli utenti (e i gruppi)
Linux ha – principalmente – due categorie di utenti: gli utenti semplici e gli amministratori. Il nostro utente, ugo, è un utente semplice. L’utente amministratore viene creato automaticamente durante l’installazione e si chiama root. La differenza? Gli utenti semplici possono scrivere e modificare i loro file (e i permessi dei loro files) ma non possono modificare le impostazioni del sistema (se non lo sfondo, il tema del desktop, ecc… che sono comunque impostazioni *interne* alla propria area di lavoro). L’utente root può fare qualsiasi cosa, eseguire qualsiasi comando, modificare le impostazioni di sistema e accedere ai files degli utenti semplici. Per tirarla ad un caso-limite l’utente root può, volendo, distruggere il sistema. Qualsiasi comando dato dall’amministratore dev’essere dato coscientemente. Evitate quindi di eseguire come amministratori programmi di cui ignorate la provenienza o per i quali non siano effettivamente necessari permessi così alti.
I gruppi di lavoro, invece, sono delle “aggregazioni” di utenti o periferiche. Se si fa parte di un gruppo si possono leggere/modificare i files messi a disposizione dagli altri utenti appartenenti al gruppo, così come utilizzare le periferiche elencate nel gruppo. (vd. § permessi).
I permessi
Ogni file in linux ha dei permessi che limitano la lettura, la scrittura e l’esecuzione del file in questione. Tali permessi sono organizzati in modo che vengano distinte tre diverse categorie di utenti: il proprietario, i gruppi al quale il proprietario appartiene e il “resto del mondo” (cioè tutti gli altri utenti che non appartengono alle altre due categorie). Esistono poi attributi “nascosti” che permettono, ad esempio, a sè stessi di cancellare i propri files, ma non scendiamo nello specifico.
Ci sono due modi per rappresentare i permessi: tramite numeri o tramite stringa.
~ Stringhe
La stringa è composa da un carattere inziale che definisce il tipo di file (se è un file [-], una cartella [d] o un collegamento [l]), seguita da 3 gruppi di 3 caratteri: la [w] indica i permessi di scrittura, la [x] indica i permessi di esecuzione e la [r] indica i permessi di lettura. I tre gruppi sono, rispettivamente, il proprietario, il gruppo, e il “resto del mondo”.
Esempi: la stringa “drwxrwxr–” indica una cartella che è eseguibile, scrivibile e leggibile dal proprietario e dal suo gruppo, ma non dal “resto del mondo” (che può solo leggerne il contenuto); la stringa “-r-x——” indica un file che può essere letto ed eseguito dal proprietario, e basta; la stringa “lrwx—r-x” indica un collegamento a cui il proprietario può accedere in lettura/scrittura/esecuzione, su cui il gruppo non ha alcun privilegio ma che può essere letto ed eseguito dal “resto del mondo”.

Un esempio di permessi in un terminale
Nell’immagine vedete che chiunque può leggere il file dany.ods, ma solo il proprietario può scriverlo, che la *cartella* Desktop può essere letta ed eseguita da chiunque ma solo il proprietario può modificarla, ecc…
~ Numeri
I numeri funzionano grossomodo allo stesso modo: c’è una tripletta le cui cifre indicano, in ordine, i permessi del proprietario, del gruppo e del resto del mondo. Come distinguerli? Addizionandoli. Mi spiego: 4 sta per lettura, 2 per scrittura e 1 per esecuzione: questo in modo che la somma non sia ambigua nella definizione dei permessi. Se voglio definire i privilegi di lettura e scrittura ma non di esecuzione dovrò scrivere un 6, se voglio lettura ed esecuzione scriverò 5, e via dicendo.
Esempi: Se voglio scrivere in numeri la stringa “-rwxrwxrwx” sarà 777, la stringa “-rwx——” sarà 700, la stringa “-rwxr-xr-x” sarà 755, ecc…
La disposizione dei files
Come già detto nella guida all’installazione i documenti personali sono posizionati nella directory /home/ugo/. Tale directory può essere cambiata e modificata a seconda delle esigenze (da pannello di controllo o da terminale). Per controllare a che directory è impostata la home basta scrivere nel terminale:
(chiaramente le directory di eventuali altri utenti – tranne root – sono contenuti in /home).
Come avrete forse inteso il disco fisso non ha come “radice” C: ma /. La directory / contiene tutti i files del disco (compresi eventuali dischi montati non connessi direttamente con il sistema) e si chiama, appunto, root.
Un’altra cartella “root” (*diversa* da /) è, appunto, /root e altro non è che la home dell’amministratore.
Una cartella con la quale avrete spesso a che fare, specie se siete degli “smanettoni” o avrete necessità di installare programmi che richiedono particolari configurazioni, è /etc e contiene, appunto, tutti i files di configurazione del sistema e dei programmi installati.
Infine, la cartella /dev contiene una miriade di files, ognuno dei quali descrive un dispositivo hardware installato sul computer o una funzionalità particolare. Tramite questi file e determinati comandi si può accedere alla relativa periferica hardware.
~ Cartelle “minori” (ovvero che esistono ma sulle quali raramente andrete ad operare direttamente)
/boot: Contiene tutte le immagini del kernel (cuore del sistema) e file indispensabili al bootstrap (all’avvio) del sistema
/usr Contiene binari (“eseguibili” dei programmi), documentazione, librerie e sorgenti della maggior parte dei programmi (e i sorgenti del kernel)
/var Contiene tutti i file che hanno informazione dinamiche, che tendono a modificarsi con il tempo: log, file di pid e lock dei processi in esecuzione, directory di spool (stampa, mail?) ecc..
/proc File System virtuale, generato in tempo reale dal kernel. Contiene, come se fossero gile e directory, dati dinamici sul sistema e sui processi
/sbin Contiene comandi e programmi riservati a root (altri comandi sono in /usr/sbin/ )
/bin Contiene comani e programmi base per tutti gli utenti (altri comandi sono in /usr/bin/ )
/tmp Non solo l?utente ma anche il sistema operativo potrà scriverci. Non lasciarla saturare o il sistema operativo non si avvierà.
I programmi
I programmi .exe non girano su Linux (a meno di non emularli, vd. sotto). I files di installazione più comuni per linux sono quelli con estensioni .deb, .rpm .tar .tar.gz. In cosa si differenziano? I .deb sono gli auto-installanti delle distribuzioni Debian-like (tipo Ubuntu), gli .rpm sono invece quelli per le distribuzioni tipo Mandriva o Fedora, gli altri sono – di fatto – archivi (vd. § terminale – archivi) che contengono il programma compilato (che necessita, quindi, solo estrazione) o i sorgenti del programma ancora da compilare (ed installare). Installare i files è semplicissimo: doppio click. Si apre una finestra che chiede conferma (nonchè la password di amministratore) e quindi parte l’installazione.
~ Il gestore dei pacchetti
Bene, ma supponiamo che io debba installare diecimila programmi.. quanto tempo perdo? E dove vado a cercare tutti i pacchetti (ammesso che esistano)?
Questa è una buona domanda. E la risposta è Synaptic. Synaptic è il gestore di pacchetti di Ubuntu (e Debian in generale) che permette, tramite una casella di ricerca, di scaricare gigabyte di software con un click, e quindi di trovarseli già installati tutti senza la necessità di seguire passo passo il processo. Tali pacchetti vengono recuperati dalle cosiddette repositories, enormi archivi di software pronto da essere scaricato e installato. Se volete una lista delle repositories (nonchè del procedimento per aggiungere al vostro synaptic) guardate il blog di Treviño. C’è anche un pacchetto .deb pronto da essere installato senza bisogno di aprire il terminale!
A proposito di programmi “emulati”. Qualcuno storcerà il naso quando parlerò di wine come emulatore (tant’è che è stato creato l’acronimo “Wine Is Not an Emulator”) ma di fatto crea le condizioni perchè alcuni programmi windows (installazioni comprese) possano funzionare su Linux.
Non cercate di fare girare Office con wine perchè sarebbe tempo perso, per quello guardate CrossOverOffice.
| Stampa l'articolo | Questo articolo è stato pubblicato da iraiscoming223 il 7 Marzo 2007 alle 12:57, ed è archiviato come Articoli accatastati. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso RSS 2.0. Puoi pubblicare un commento o segnalare un trackback dal tuo sito. |

