A giudicare da quello che ho sentito in giro pare che quest’anno il clima natalizio non sia particolarmente sentito, o almeno non come gli altri anni.

Non posso dire di non condividere questa affermazione, il mio prepararsi al Natale è stata un’incontrollata corsa ad accaparrare i regali giusti per le persone giuste (con conseguente stress e arrabbiatura quando non riuscivo a trovare qualcosa di convincente).

Coloro che seguivano il vecchio blog probabilmente avranno almeno intuito le mie posizioni riguardo la Chiesa e le sue Dottrine, tuttavia voglio condividere con i (pochi) lettori che passano di qua più o meno per sbaglio una riflessione nata proprio durante la messa di Natale di mezzanotte.

Cercherò di “depurare” questo pensiero da qualsivoglia riferimento alla religione, perchè anche la mia parte agnostica ha condiviso fino in fondo ogni più piccolo concetto, che dovrebbe poter solleticare anche le menti degli ateisti agnostici1.

Con l’intento di una qualsiasi persona adulta che abbia intenzione di scrivere una lettera a Babbo Natale (e con il tentativo [mio] di romanzare ulteriormente la cosa), il testo recitava2 più o meno così…

Caro Babbo Natale,

quest’anno, sarà per la crisi, sarà per qualsivoglia motivo, mi sono fermato a guardare che cosa è diventato il Natale: vedo gente correre in maniera caotica e disordinata lungo viali delimitati da vetrine, che entra e esce dai negozi carica di borse con la frenesia tipica delle cavallette, chi chiacchierando con gli amici, chi desiderando di avere una terza mano per poter parlare più comodamente al cellulare.

E così, fermo su questo marciapiede, con la mia sportina in mano, guardo con ammirazione chi ha avuto il buon senso di pensare anche a far del bene, magari comprando merce da mercatini sociali, magari solo impacchettando i regali da volontari e lasciando loro un’offerta. E sorrido. Sorrido perchè tutti hanno diritto3 ad un Natale felice come spero di trascorrerlo io, perchè credo che almeno un quarto delle persone che ho intorno in qualche modo abbia fatto del bene (più o meno volontariamente) a chi ne ha più bisogno, perchè, in fondo… …a Natale siamo tutti più buoni.

D’un tratto un brivido percorre la mia schiena e realizzo: “a Natale siamo tutti più buoni”.

Già, e il 26 dicembre? I regali e i festeggiamenti sono stati consumati, non c’è più la corsa caotica tra i negozi, non c’è più quel quarto di persone che intorno a me ha fatto del bene, più o meno volontariamente.

Caro Babbo Natale, ho cambiato idea: io non voglio essere più buono questo Natale. Io voglio essere più buono da Natale in poi. Vorrei cominciare da domani. Perchè di gente che si adopera ad essere più buona, a Natale, ce n’è già tanta. C’è bisogno invece di gente buona anche tutto il resto dell’anno.

Per cui, caro Babbo, passa da me il 26, insegnami a non esser vittima di tradizioni consumistiche, insegnami ad essere buono per tutto il resto dell’anno, che a Natale ci penserà qualcun’altro.

Ora andrò a dormire e domani a festeggiare, il 26 penseremo a tutto. Spero che leggerai per tempo questa mia lettera, ti auguro un buon lavoro per questa notte.

Un’ultima cosa: siamo sicuri che sia il caso di chiedere aiuto proprio a te, Babbo Natale, che sei un ibrido tra San Nicola e uno strano personaggio concepito dalla mente dei pubblicitari della Coca Cola?

Intanto ci provo, poi si vedrà.

Buon Natale, Babbo!

Marco

Note all’articolo:

  1. cfr. Wikipedia
  2. Liberamente riadattata dalla predica tenutasi a Pessano Con Bornago – Messa di mezzanotte 25/12/2008
  3. La dichiarazione dei diritti umani, se pur non rispettata in ancora troppe parti del mondo, ha compiuto 60 anni pochi giorni fa!

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