JosesaramagoMi è capitato, stasera, di assistere alla presentazione dell’ultimo libro di José Saramago, “Il Quaderno“.

Breve introduzione di circostanza

L’evento si è tenuto al teatro Franco Parenti di Milano, nella Sala Grande. Già un’ora prima dell’inizio era difficile trovare posto a sedere. Tra gli ospiti ufficiali c’era anche l’applauditissimo Marco Travaglio.

Considerazioni

Credo sia inopportuno riassumere la serata, dal momento che è stata un altalenarsi di letture e discussioni (o meglio, domande e risposte con traduzione portoghese-italiano in differita) comunque riportate nei frammenti raccolti nel suddetto libro, piuttosto vorrei soffermarmi e condividere alcune considerazioni su uno soltanto degli argomenti di cui si è discusso.

Posto che prima di stasera, nella mia immensa ignoranza, non avevo mai nemmeno sentito il nome di Saramago (nè avevo quindi letto il libro), devo ammettere che i due brani proposti, in parallelo alle discussioni intavolate, mi hanno divertito e colpito. Il premio Nobel per la letteratura ha dimostrato di essere una persona libera (come lo ha definito Travaglio), poco ipocrita e decisamente con le idee chiare. Tuttavia, in un modo che non saprei neanche spiegare nel dettaglio, si è giunti a parlare di un argomento, per molti aspetti, ostico: la religione.

Piuttosto che rispondere alla “domanda” postagli1 Saramago ha iniziato una divagazione circa il suo rapporto con Dio e con la religione. Una visione interessante, ma da una persona che ha vinto un premio Nobel e soprattutto considerata da molti tanto colta e intelligente – viste anche le risposte precedenti – mi sarei aspettato un intervento completamente diverso. Ha liquidato una discussione enorme come l’esistenza di Dio con due frasi tipo

Dio si è riposato per un’eternità (perchè non si sa prima della Creazione cosa poteva esserci), poi ha lavorato sei giorni, il settimo si è riposato – nonostante un’eternità a non far nulla – e ora continua a non far nulla. É così: non esiste.

(che – per l’amor del cielo – in un contesto ironico potrebbero anche starci) per poi passare ad argomenti attinenti e altrettanto discussi (l’esistenza del bene e del male, la sacralità della Bibbia, ecc…) talvolta offendendo deliberatamente anche in modi “pesanti” (“se mi passate l’espressione in questo caso [citava un esempio circa l'esistenza del male, ndA], Dio è anche un po’ un figlio di p******”) e denigrando uno dei simboli fondamentali dei credenti, la Bibbia. Ora, non sono certo io all’altezza di tali discussioni, né pretendo che le mie idee siano “più giuste” o più autorevoli delle sue, anzi, ma da una persona così intelligente mi sarei aspettato un modo decisamente più rispettoso di esprimere le proprie opinioni, in larga parte condivisibili ma che sicuramente potevano essere espresse in un modo diverso apparendo comunque altrettanto accattivanti. Di sicuro offendere e denigrare simboli e ideali di una religione non rappresenta un grande segno di civiltà, a prescindere dal proprio credo. Per fortuna la serata non è stata solo questo, e le discussioni, se pur circoscritte in un certo contesto, hanno spaziato in molti campi non soffermandosi solo sulla religione e la politica.

quadernoIn conclusione

Da quel poco che ho potuto sentire il libro sembra interessante, l’autore mi ha fatto dapprima un’ottima impressione, per poi scivolare rovinosamente in basso con battute e considerazioni che – dette da una personalità del suo rango – appaiono ancora più sgradevoli e fuori luogo. Prenderò comunque in considerazione di leggere il libro, a questo punto soprattutto per i contenuti.

Note finali

Tra gli ospiti non ufficiali che ho potuto scorgere figuravano anche Piero Ricca e Paolo Rossi (l’attore/comico). Ho apprezzato particolarmente le riflessioni circa l’incapacità degli italiani di riconoscere le menzogne (o almeno di riderci sopra); non ho invece gradito non tanto il denunciare lo stupore di osservare una folla che non reagisce più davanti alle bugie, alle false promesse e alle affermazioni di una classe politica logora (l’argomento non toccava solo la politica italiana), quanto il non scandalizzarsi o quanto meno alterarsi da parte del mandante dell’appena citata denuncia quando un suo diretto interlocutore esce con affermazioni tanto pesanti (per non dire offensive) verso argomenti sicuramente molto delicati.

Note all’articolo:

  1. Anche il relatore, imbarazzato dal tempo fornitogli in modo imprevisto, ha improvvisato un argomento non riuscendo a formulare una vera e propria domanda ma chiedendo, con prolissi giri di parole, una riflessione circa il rapporto della politica e delle persone con la Chiesa, o almeno così mi è sembrato di capire

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